Welcome! I’m Martin Errichiello, an artist working with photography,                                                    News                  About                TTQTH
       video and image based researches. I’m born and based in Napoli, Italy.
       This is my personal archive.
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       PROJECTS
     
       Issipok: an invented mapping of greenlandic stories
        On the trail of Pia Arke                                                                                                           

      

                 
        Deraciné

        Che, chi, avendo abbandonato il proprio ambiente originario non riesce a integrarsi in un nuovo contesto sociale e differenziandosi per sensibilità o per sistema di
        valori soffre una condizione di incomunicabilità e disagio esistenziale.

        Questo racconto inizia 3 anni fa in un bar in Danimarca e finisce, solo apparentemente, ai margini del pianeta, in un minuscolo villaggio alla bocca del fiordo più
        grande del mondo, nella Groenlandia del Nord-Est, Terra Incognita per i cartografi di un tempo. Aarhus è una città di 300’000 abitanti sulla costa est della penisola
        danese dello Jutland. E’ dove ho vissuto e studiato nell’ultimo anno, iniziando un progetto di cui alcune immagini del suo primo capitolo sono qui presentate.
        Issipok, appunto, nasce al numero 20 di Norre Allè, al “Celina’s”, anche noto come il bar dei groenlandesi: più di un semplice bar, lì veniva offerto rifugio agli utenti
        del “Kirkens Korshaer”, un organizzazione di assistenza sociale che si trovava proprio di fronte, al civico 25. Entrambi erano a cinque minuti dalla casa in cui vivevo
        in quel periodo, al numero 96 della stessa via. Per mesi ho frequentato assiduamente il bar, affascinato dalle squallide decorazioni natalizie, dall’ambiente grezzo e
        fumoso, dalla birra a poco prezzo: osservavo così la città conosciuta fino a quel momento da una prospettiva nuova, insolita, disperata e vitale.

        Lì ho incontrato la comunità groenlandese. Un clan variopinto, orgoglioso e sfuggevole, nascosto dietro le quinte della città, relegato insieme ad altre minoranze nei
        quartieri di Brabrand e Gellerup, casermoni-ghetto alla periferia ovest, polveriera sociale sistematicamente teatro di incidenti razziali. Un popolo ai margini anche a
        casa propria, la cui Storia geopolitica, del resto, lo vuole al confino già alla nascita. La sua lenta ma costante emigrazione verso la Danimarca - in fuga
        dall’isolamento, dalle estreme condizioni di vita, non sembra tuttavia contemplarne le istanze di emancipazione, ma piuttosto sembra investirlo di un nuovo
        compromesso, diverso ma ugualmente feroce. E’ dal 1953 che del resto la Groenlandia non è più ufficialmente una colonia danese, e solo dal 1979 che il suo
        parlamento ne esercita le funzioni in totale autonomia. Rimane tuttavia debole il movimento atto a garantirne la completa sovranità: ancora oggi i rapporti politici ed
        economici tra i due paesi procedono non senza controversie e la recente e travagliata diatriba circa gli accordi per la nazionalizzazione delle risorse naturali in
        territorio groenlandese ne è una testimonianza. Provando dunque ad immaginare per un attimo politica e società come parti di un dialogo “empaticamente”
        reciproco ci risulta facile comprendere che come per tutti i popoli colonizzati, anche quello groenlandese sembrava soffrire di quelle dinamiche che, direttamente o
        indirettamente, lo vedevano vincolato a certi retaggi sociali, mediatici e soprattutto culturali di carattere post-coloniale.